Musulmani in
preghiera martedì mattina presso la casa dei missionari saveriani, in via don
Milani, a Desio. Oltre mille persone, soprattutto pakistani, hanno partecipato al rito
per la Festa del Sacrificio, una delle più importanti del calendario islamico.
I fedeli di Allah, ospitati dai missionari, come accade ormai da tempo, hanno
pregato per circa mezz’ora sui tappeti stesi sul campo da calcio, guidati
dall’imam. Dopo gli auguri e la raccolta delle offerte, la ‘zakat’, hanno
proseguito la festa nelle proprie famiglie.
domenica 20 ottobre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
Naufragio di Lampedusa - Veglia della Corresponsabilità
Venerdì prossimo 11 ottobre alle 20.30 a Monza, veglia della corresponsabilità.
Per non dimenticare le vittime del naufragio di Lampedusa e tutte le vittime dimenticate.
L'iniziativa è di Libera Monza, che prende spunto da una lettera di don Luigi Ciotti. Anche Desio Città Aperta aderisce.
"Oggi è il giorno della corresponsabilità - scrive don Ciotti, fondatore di Libera - Una corresponsabilità che è innanzitutto serio ascolto delle coscienze, riconoscimento delle nostre omissioni e delle nostre stanche parole. Corresponsabilità che è impegno quotidiano personale messa in gioco: non indignazione saltuaria, non dolore a tragedia avvenuta. Le morti di Lampedusa non possono essere ritenute una fatalità. Cosa chiedevano quelle persone? In fondo, di essere viste. E di vedere nello sguardo dell'altro il riflesso della propria dignità. Ad ucciderle allora sono state leggi costruite per renderci ciechi e insensibili. Ci accorgiamo che queste persone esistono solo quando vengono deposte, avvolte in teli di plastica, sulle spiagge di un mare che un tempo si chiamava 'mare nostrum'. La corresponsabilità significa allargare quel 'nostrum' affinché diventi davvero di tutti"
Per non dimenticare le vittime del naufragio di Lampedusa e tutte le vittime dimenticate.
L'iniziativa è di Libera Monza, che prende spunto da una lettera di don Luigi Ciotti. Anche Desio Città Aperta aderisce.
"Oggi è il giorno della corresponsabilità - scrive don Ciotti, fondatore di Libera - Una corresponsabilità che è innanzitutto serio ascolto delle coscienze, riconoscimento delle nostre omissioni e delle nostre stanche parole. Corresponsabilità che è impegno quotidiano personale messa in gioco: non indignazione saltuaria, non dolore a tragedia avvenuta. Le morti di Lampedusa non possono essere ritenute una fatalità. Cosa chiedevano quelle persone? In fondo, di essere viste. E di vedere nello sguardo dell'altro il riflesso della propria dignità. Ad ucciderle allora sono state leggi costruite per renderci ciechi e insensibili. Ci accorgiamo che queste persone esistono solo quando vengono deposte, avvolte in teli di plastica, sulle spiagge di un mare che un tempo si chiamava 'mare nostrum'. La corresponsabilità significa allargare quel 'nostrum' affinché diventi davvero di tutti"
lunedì 30 settembre 2013
Pace, il messaggio di Papa Francesco
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| Beatitudini, Eminenze, Illustri Rappresentanti delle Chiese, delle Comunità ecclesiali e delle grandi Religioni, vi ringrazio di cuore per avere voluto compiere questa visita. Mi dà gioia! State vivendo intense giornate in questo Incontro che riunisce genti di religioni differenti e che ha un titolo significativo e impegnativo: “Il coraggio della speranza”. Ringrazio il Prof. Andrea Riccardi, per le parole di saluto che ha rivolto a nome di tutti, e con lui la Comunità di Sant'Egidio, per avere seguito con tenacia la strada tracciata dal Beato Giovanni Paolo II nello storico incontro di Assisi: conservare accesa la lampada della speranza, pregando e lavorando per la pace. Si era nel 1986, in un mondo ancora segnato dalla divisione in blocchi contrapposti, e fu in quel contesto che il Papa invitò i leader religiosi a pregare per la pace: non più gli uni contro gli altri, ma gli uni accanto agli altri. Non doveva e non poteva restare un evento isolato. Voi avete continuato tale cammino e ne avete accresciuto lo slancio, coinvolgendo nel dialogo significative personalità di tutte le religioni ed esponenti laici e umanisti. Proprio in questi mesi, sentiamo che il mondo ha bisogno dello “spirito” che ha animato quello storico incontro. Perché? Perché ha tanto bisogno di pace. No! Non possiamo mai rassegnarci di fronte al dolore di interi popoli, ostaggio della guerra, della miseria, dello sfruttamento. Non possiamo assistere indifferenti e impotenti al dramma di bambini, famiglie, anziani, colpiti dalla violenza. Non possiamo lasciare che il terrorismo imprigioni il cuore di pochi violenti per seminare dolore e morte a tanti. In modo speciale diciamo con forza, tutti, continuamente, che non può esservi alcuna giustificazione religiosa alla violenza. Non può esservi alcuna giustificazione religiosa alla violenza, in qualsiasi modo essa si manifesti. Come sottolineava Papa Benedetto XVI due anni fa, nel 25° dell’incontro di Assisi, bisogna cancellare ogni forma di violenza motivata religiosamente, e insieme vigilare affinché il mondo non cada preda di quella violenza che è contenuta in ogni progetto di civiltà che si basa sul “no” a Dio. Come responsabili delle diverse religioni possiamo fare molto. La pace è responsabilità di tutti. Pregare per la pace, lavorare per la pace! Un leader religioso è sempre uomo o donna di pace, perché il comandamento della pace è inscritto nel profondo delle tradizioni religiose che rappresentiamo. Ma che cosa possiamo fare? Il vostro incontrarvi ogni anno ci suggerisce la strada: il coraggio del dialogo. Questo coraggio, questo dialogo che dà speranza. Niente a che fare con l'ottimismo, è un'altra cosa. Speranza! Nel mondo, nelle società, c'è poca pace anche perché manca il dialogo, si stenta ad uscire dallo stretto orizzonte dei propri interessi per aprirsi ad un vero e sincero confronto. Per la pace ci vuole un dialogo tenace, paziente, forte, intelligente, per il quale niente è perduto. Il dialogo può vincere la guerra. Il dialogo fa vivere insieme persone di differenti generazioni, che spesso si ignorano; fa vivere insieme cittadini di diverse provenienze etniche, di diverse convinzioni. Il dialogo è la via della pace. Perché il dialogo favorisce l’intesa, l’armonia, la concordia, la pace. Per questo è vitale che cresca, che si allarghi tra la gente di ogni condizione e convinzione come una rete di pace che protegge il mondo, e soprattutto protegge i più deboli. I leader religiosi siamo chiamati ad essere veri “dialoganti”, ad agire nella costruzione della pace non come intermediari, ma come autentici mediatori. Gli intermediari cercano di fare sconti a tutte le parti, al fine di ottenere un guadagno per sé. Il mediatore, invece, è colui che non trattiene nulla per sé, ma si spende generosamente, fino a consumarsi, sapendo che l’unico guadagno è quello della pace. Ciascuno di noi è chiamato ad essere un artigiano della pace, unendo e non dividendo, estinguendo l'odio e non conservandolo, aprendo le vie del dialogo e non innalzando nuovi muri! Dialogare, incontrarci per instaurare nel mondo la cultura del dialogo, la cultura dell’incontro. L’eredità del primo incontro di Assisi, alimentata anno dopo anno anche nel vostro cammino, mostra come il dialogo sia legato intimamente alla preghiera di ciascuno. Dialogo e preghiera crescono o deperiscono insieme. La relazione dell’uomo con Dio è la scuola e l'alimento del dialogo con gli uomini. Papa Paolo VI parlava della “origine trascendente del dialogo” e diceva: “La religione è di natura sua un rapporto tra Dio e l'uomo. La preghiera esprime mediante il dialogo questo rapporto" (Enc. Ecclesiam suam, 72). Continuiamo a pregare per la pace del mondo, per la pace in Siria, per la pace nel Medio Oriente, per la pace in tanti Paesi del mondo. Questo coraggio di pace doni il coraggio della speranza al mondo, a tutti quelli che soffrono per la guerra, ai giovani che guardano preoccupati il loro futuro. Dio Onnipotente, che ascolta le nostre preghiere, ci sostenga in questo cammino di pace. E vorrei suggerire che adesso ciascuno di noi, tutti noi, alla presenza di Dio, in silenzio, tutti noi, ci auguriamo vicendevolmente la pace. Grazie! | ||||
lunedì 16 settembre 2013
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA PACE
Monza, 21 settembre 2013
Riceviamo e pubblichiamo volentieri un messaggio che arriva dagli amici dell'Universal Peace Federation.
Il tema è "Education for Peace".
A Monza si terrà la VEGLIA INTERRELIGIOSA di PREGHIERA per la PACE, sabato 21 settembre alle 20:45, davanti al palazzo del Municipio. L'ormai tradizione veglia all'aperto della durata di circa un'ora, giunta quest'anno alla nona edizione. Un evento di grande fascino e spiritualità con la condivisione di preghiere, riflessioni, melodie e letture di testi sacri per sperimentare il cammino comune verso la Pace e come sfondo e sostegno spirituale per la pace nel mondo. A seguire, l’accensione di candele bianche da un comune braciere, come simbolo di nuovo inizio. Proseguendo il percorso di dialogo e collaborazione, verrà proposto da persone di varie religioni e culture un contributo allo sviluppo della pace e alla promozione dei diritti umani. Il trasporto emotivo e la grande partecipazione dei presenti hanno decretato, negli anni, il successo crescente della veglia, dimostrando che la diversità non costituiste necessariamente una ragione di conflitto, ma nel rispetto reciproco può essere motivo di integrazione, arricchimento e ispirazione per tutti a cooperare ed agire per il bene comune. Molti e autorevoli i rappresentanti, religiosi e laici, che hanno confermato la loro partecipazione, tra cui alcuni monaci buddisti di origine birmana e tibetana, ospitati nell'occasione per ricordare a tutti noi la causa dei diritti umani nei loro Paesi.
La locandina è visibile e scaricabile dalla home page del sito www.trofeodellapace.org "
lunedì 12 agosto 2013
Festa di fine Ramadan a Desio
Anche a Desio i musulmani hanno festeggiato la fine del Ramadan, il mese sacro dell'Islam. La comunità pakistana ha organizzato un momento di preghiera giovedì mattina nel giardino dei missonari saveriani, che come al solito hanno ospitato i fedeli di Allah, in nome del dialogo e del rispetto reciproco. La pioggia non ha fermato gli organizzatori. Centinaia di persone si sono radunate sotto il maxi tendone per la preghiera guidata dall'imam. Poi, dopo lo scambio di auguri e dolci, ciascuno ha proseguito la festa con i propri famigliari. I rappresentanti del Coordinamento Desio Città Aperta hanno portato gli auguri dei cristiani e il messaggio del Cardinale Angelo Scola Arcivescovo di Milano.
martedì 6 agosto 2013
Auguri di fine Ramadan, il cardinale Scola scrive ai musulmani
"Il tempo presente così irto di diffoltà ma provvidenzialmente anche ricco di occasioni preziose per promuovere una vita buona ad ogni livello ci trova sempre più insieme nei vari ambito della vita comune, dove condividiamo, in quanto credenti, sfide simili e analoghe responsabilità": inizia così la lettera che l'arcivescovo di Milano, il
cardinale Angelo Scola, ha inviato ai fedeli e ai responsabili delle
comunità musulmane di Milano e della Diocesi, in
occasione della fine del Ramadan. "La preghiera e specialmente il digiuno da voi osservato nel mese di
Ramadan ci infonda fiducia e coraggio nel promuovere il dialogo e la
collaborazione intesi come frutto necessario dell'amore di Dio e del
prossimo".
Il messaggio dell'Arcivescovo
sarà consegnato dai rappresentanti della Diocesi nei diversi luoghi nel
territorio ambrosiano, dove i musulmani celebrano la ricorrenza, che si terrà molto probabilmente giovedì mattina, 8 agosto.
Anche i rappresentanti del Coordinamento Desio Città Aperta porteranno il messaggio e gli auguri ai musulmani che si riuniranno a Desio, nel giardino dei missionari saveriani, per la preghiera della fine del mese sacro di digiuno.
lunedì 5 agosto 2013
RAMADAN, IL MESSAGGIO DEL PAPA
Tra pochi giorni gli amici musulmani festeggeranno la fine del Ramadan. Anche la comunità pakistana di Desio celebrerà la festa islamica. A loro i nostri auguri, accompagnati dal messaggio firmato dal Papa.
Cristiani e musulmani sono ''chiamati a rispettare la religione dell'altro, i suoi insegnamenti, simboli e valori''. Lo scrive Papa Francesco del messaggio di auguri per la fine del Ramadan che ha voluto firmare lui stesso in vista di quella festa, che dovrebbe cadere tra l'8 e il 9 luglio a seconda dell'apparizione della apparizione della luna nuova. ''Uno speciale rispetto - aggiunge il pontefice - è dovuto ai capi religiosi e ai luoghi di culto. Quanto dolore arrecano gli attacchi all'uno o all'altro di questi''.
Nel manifestare rispetto, invita ancora Papa Francesco, ''cerchiamo semplicemente di condividerne la gioia, senza fare riferimento al contenuto delle loro convinzioni religiose''.
Papa Francesco ha voluto firmare personalmente il messaggio ai musulmani di tutto il mondo che dal 1967 il Vaticano rivolge loro in occasione della fine del Ramadan. Una eccezione in tal senso si era avuta soltanto nel '91, con Giovanni Paolo II.
Papa Bergoglio spiega di aver voluto firmare personalmente il testo ''come espressione di stima e amicizia per tutti i musulmani, specialmente coloro che sono capi religiosi''.
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